MA L’AMORE C’ENTRA? Visione e discussione del film di Elisabetta Lodoli

Sguardi sulle differenze presenta la visione e discussione di “Ma l’amore c’entra?”, un film di Elisabetta Lodoli.
La proiezione si terrà il 16 febbraio 2018 alle ore 16.00 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia,
aula IV, piano terra, P.le Aldo Moro 5
Interverranno: Fabrizia Giuliani, Lorenzo Gasparrini, Loredana Rotondo.
Modera: Maria Serena Sapegno
Sarà presente la regista.

Ma l’amore c’entra?
Italia, 2017, 52’
Tre uomini si raccontano: hanno compiuto violenza contro la compagna ma hanno avuto paura e hanno deciso di provare a cambiare. Tre storie quotidiane e sconvolgenti che indagano la nostra educazione sentimentale e si incrociano nel luogo in cui i protagonisti hanno cercato aiuto.

CHE GENERE DI LINGUA?

Giornate di studio del 23-24 novembre 2009 | Sapienza, Università di Roma

Che genere di lingua?
Un convegno sul sessismo e sul potere discriminatorio delle parole
La relazione che intercorre tra il linguaggio e la rappresentazione/costruzione della realtà è uno di quegli snodi teorici fondamentali che, negli ultimi anni, ha attraversato tutte le differenti discipline umanistiche. Dalla semiotica alla letteratura, passando per la filosofia e la sociologia, l’analisi dei discorsi, dei suoi differenti ordini e usi ha dato vita a un ampio e variegato dibattito critico teso a dimostrare come il linguaggio sia uno strumento tutt’altro che neutro. A partire da questa scoperta, resa visibile attraverso la critica e le rivendicazioni portate avanti dagli studi delle donne e dal femminismo, il linguaggio e le pratiche linguistiche appaiono essere veicoli privilegiati per l’affermazione e la reiterazione di determinati valori e codici culturali, diventando un luogo di analisi e di intervento politico irrinunciabile.

Il Convegno “Che genere di lingua. Sul sessismo e sul potere discriminatorio delle parole” intende porre nuovamente l’attenzione su tale problematica, affiancando a un lavoro critico-teorico sui nessi tra linguaggio e costruzione/percezione della realtà, l’analisi e la proposta di possibili modelli e modalità linguistiche finalizzate a un uso non-discriminatorio e non sessista del linguaggio. In particolare, tre saranno le sessioni tematiche di approfondimento.

A una discussione introduttiva di inquadramento teorico-pratico condotta sulla scia degli scritti di Alma Sabatini – il sessismo nella lingua italiana – seguiranno due sessioni specifiche rivolte all’uso discriminatorio svolto dal linguaggio politico e scolastico – il sessismo nel linguaggio della politica e nel linguaggio della scuola. In tutte le sessioni, oltre ad analizzare specifici case studies, verranno discusse anche diverse proposte finalizzate alla presentazione di possibili usi linguistici inspirati al politicamente corretto, prestando particolarmente attenzione al mondo della scuola, allo scopo di creare percorsi didattici non-discriminatori coadiuvati dagli interventi di diversi docenti.

Il convegno è nato dalla collaborazione tra la prof.ssa Maria Serena Sapegno, titolare della cattedra di letteratura italiana e studi di genere presso la facoltà di scienze umanistiche della “Sapienza” università di Roma, il Laboratorio interdisciplinare di studi femministi “Anna Rita Simenone. Sguardi sulle differenze” (Università “Sapienza”) e il prof. Massimo Arcangeli, linguista e preside della facoltà di lingue e letterature straniere dell’università di Cagliari.

DIECI ANNI DI LABORATORIO

30 ottobre 2009 | Aula Odeion, Museo dell’Arte Classica | Sapienza, Università di Roma

Dieci anni di Laboratorio
Quest’incontro introduttivo, ideato come apertura del decimo ciclo, intende ricordare il decennale del Laboratorio. Anche quest’anno partecipa Pina Maturaniper ribadire il sostegno della provincia di Roma alle attività del Laboratorio. Viene inoltre presentata la collaborazione con la SIS (Società Italiana delle Storiche), che contribuisce all’organizzazione di alcuni incontri. Viene proiettato e discusso il documentario di Lorella Zanardo Il corpo delle donne con un intervento di Cristina Comencini.

Intervengono: Pina Maturani (presidente del Consiglio provinciale), Elisabetta Vezzosi (Società italiana delle storiche), Eleonora Carinci (laboratorio Sguardi sulle differenze).

Modera Fabrizia Giuliani

GENERI IN RICERCA

21 novembre 2008 | Aula Partenone, Museo dell’Arte Classica | Sapienza, Università di Roma

La ricerca di genere nell’università e nella scuola
Quest’incontro, ideato come apertura del nono ciclo del Laboratorio, segna l’aprirsi di una riflessione “ad alta voce” sul rapporto del Laboratorio, ossia della tradizione culturale di cui si sente portavoce e della pratica politica di cui è interprete, con le istituzioni universitarie e scolastiche. Esso è il frutto dei rapporti e delle interazioni e dei rapporti costruiti nel corso degli anni precedenti ed è realizzato con il patrocinio della Provincia di Roma (Presidenza del Consiglio Provinciale).
Inoltre, dalla collaborazione tra la Facoltà di Scienze Umanistiche della “Sapienza” Università di Roma e la Provincia di Roma nasce il significativo finanziamento di borse di studio destinate a giovani studiose impegnate nell’elaborazione e nella diffusione degli studi di genere nelle Università e nelle scuole, sostenendo così lo sviluppo della cultura delle pari opportunità.
L’incontro è moderato da Fabrizia Giuliani e vi prendono parte: il Presidente del consiglio provinciale; Roberto Antonelli, Preside della Facoltà di Scienze Umanistiche; Serena Sapegno e Annalisa Perrotta come rappresentanti del Laboratorio.

INTERGENERAZIONALMENTE

Giornate del 26-27 ottobre 2007
Teatro della Casa dello Studente | Sapienza, Università di Roma

InterGenerAzionalMente è stato il titolo di una tavola rotonda organizzata il 26 il 27 ottobre del 2007, presso il Teatro della Casa dello Studente, su tre temi fondamentali dell’agenda femminista: il lavoro, la politica e la sessualità.

L’idea di quest’incontro è nata dall’urgenza di un confronto reale tra donne e gruppi di donne che fossero di diverse generazioni e provenienza: studiose e non, femministe storiche e giovani donne, militanti nei partiti o nei collettivi, nei centri antiviolenza e nelle istituzioni. Le donne invitate hanno ricevuto in anticipo un questionario, preparato dal laboratorio, che ha permesso di creare un dibattito molto articolato sui temi scelti. Il questionario (circa sei domande per ogni tavola, vd. infra) ha permesso di interrogare l’esperienza di ogni singola partecipante ribadendo il valore del “partire da sé” nel dialogo fra donne. Lo scopo è stato riflettere su cosa è cambiato dagli anni Settanta ad oggi nella percezione dei generi attraverso un quesito di fondo che ha animato i tre tavoli: è morto il femminismo o è ancora vivo? Come è cambiata l’esperienza delle donne che si dicono femministe? A partire da questi punti si è riflettuto sulla rottura e sulla continuità con il movimento degli anni Settanta e sull’esistenza in Italia di una “terza ondata del femminismo”, come viene già definito in Europa e negli Stati Uniti il nuovo movimento delle donne.

Nella tavola sul lavoro si è affrontato il problema delle diverse realtà del precariato italiano e della difficile ricerca di un lavoro retribuito che soddisfi le proprie esigenze e competenze. Si è messa a fuoco la complicata relazione fra desiderio, aspettative e lavoro. In particolare le giovani donne hanno messo in evidenza la difficoltà nel trovare un lavoro attinente ai propri desideri e il divario fra l’investimento emotivo e la realtà lavorativa attuale. Nella tavola sulla politica si sono messe a fuoco la frammentarietà della politica istituzionale e la straordinaria varietà dei gruppi femministi tuttora esistenti che sentono lo sforzo quotidiano di confrontarsi con istituzioni non preparate ad affrontare il tema del genere. Il dibattito sulla politica ha permesso di fare il punto della situazione sulladifficile relazione fra teoria e prassi nel femminismo. Infine, la tavola rotonda sulla sessualità ha visto al centro del dibattito la necessità di mettere in discussione i ruoli sessuali imposti che entrano in conflitto con l’espressione delle nuove soggettività. Le relatrici di questa ultima tavola hanno dialogato soprattutto sulla funzione decisiva della cultura nella costruzione dei ruoli sessuali, dei desideri e delle dinamiche di potere.

Le tre tavole hanno messo in evidenza una forte differenza fra le femministe storiche e le giovani donne: paradossalmente nella società attuale si assiste ad un processo di riproposizione rigida dei ruoli maschili e femminili (ri-genderization) che rende l’emancipazione delle giovani donne più difficile nei tre ambiti del sociale presi in considerazione.

Il convegno ha dato luogo ad uno scambio ricco, autentico e complesso. Infatti, la struttura della “tavola rotonda interattiva” ha reso il dibattito aperto e vivo eliminando rigidità e frontalità. Ne è emersa un’analisi severa e complessa dell’attualità politica italiana e dello scollamento tra rappresentanza politica e gruppi e associazioni operanti nel territorio.

Hanno partecipato alla tavola sul lavoro, coordinata da Ilenia De Bernardis: Paola Piva, Adriana Nannicini, Fabrizia Giuliani, A/matrix, Valentina Russi, Tina Di Liegro; alla tavola sulla politica, coordinata da Monica Pasquino: Francesca Izzo, Paola Masi, Manuela Algeri del Paese delle donne, MFLA, Valentina Bruno, Mela di Eva; alla tavola sulla sessualità, coordinata da Maria Serena Sapegno: Margherita Pelaia, Zenaib Ahmed Barahow, Monica Pietrangeli, Alessandra Forteschi, Rho Pacioni, Collettivo LGBTQ della “Sapienza” Sui Generis, Ilaria De Pascalis.

Per completezza, riportiamo i questionari che hanno costituito le basi di partenza per le discussioni di ogni tavola rotonda.

A. Questionario sul lavoro:
1) In quali contesti/attività utilizzi il termine “lavoro”?
2) Quanto investi nel tuo lavoro? Trovi che il tuo investimento sia cambiato nel corso del tempo?
3) Qual è il rapporto tra desiderio e lavoro, desiderio e denaro?
4) Quanto di quello che il senso comune definisce caratteristiche del genere femminile sei disposta – se ti viene richiesto – a mettere in gioco nel lavoro?
5) Che rapporto hai, come ti relazioni, quanto sei coinvolta nelle dinamiche di potere presenti sul tuo luogo di lavoro?
6) Che percezione hai dell´investimento sul lavoro da parte di chi comincia una nuova attività lavorativa in questo momento? Quali ti piacerebbe fossero le possibili condizioni alternative alla precarietà?
7) Nelle relazioni di lavoro come ti poni nei confronti delle donne che negano l´esistenza di una discriminazione di genere?
8) Nella tua esperienza, cosa è cambiato nel mondo del lavoro come risultato del movimento delle donne?

B. Questionario sulla politica:
1) Che cos’è il fare politica per te? Nel concreto che significa impegnarsi politicamente? Come ti impegni o ti sei impegnato politicamente? Qual è la differenza (se c’è) tra impegno-attività in politica e impegno-attività sociale?
2) Il fare politica solo tra donne ha ed ha avuto per te un valore particolare? Perché? Cosa ti ha dato in più rispetto alla politica mista? Quali sono le forme d’impegno con le donne e delle donne di cui hai esperienza?
3) Come vivi il tuo impegno e la tua passione per la politica in relazione all’attualità? Il tuo impegno politico incontra le forme istituzionali della politica oppure no? In che modo? E qual è la cifra di un impegno politico che non incontra e non influisce nella politica in senso ampio e tradizionale?
4) La politica ed il potere… da una parte il potere come istituzione ed insieme consolidato di norme, dall’altra il potere come possibilità di incidere sulla vita degli altri. Come si declinano nella tua esperienza politica e potere? Qual è il tuo rapporto con il potere?
5) Nella tua esperienza, vi è una congiunzione o una separazione tra “teoria e prassi” femminista? Il sapere femminista è già di per se sintomo ed espressione dell’impegno politico delle donne? Quale rapporto vivi tu tra la politica e il sapere delle donne?

C. Questionario sulla sessualità:
1) Cosa significa essere veramente libere sessualmente? Quanto questo concetto rischia di rimanere generico e teorico e quanto invece rappresenta un valore vivo e irrinunciabile, ai fini di una riflessione autentica e radicale su noi stesse? Perché e in che termini la libertà sessuale è un valore?
2) A cosa associ la parola “desiderio”? Come vediamo-viviamo il nostro desiderio e quello altrui (degli uomini e delle altre donne)?
3) Sessualità è/e potere. Ma che tipo di potere è quello che si esprime attraverso la sessualità? E c’è una differenza (qualitativa e quantitativa) nella natura e nell’uso di questo potere tra uomini e donne? In che modo potere sessuale e potere sociale comunicano, interagiscono, funzionano fra loro? E in che modo, e con quale consapevolezza “di genere”, le donne partecipano di questa relazione?
4) Come la capacità delle donne di procreare entra oggi nella relazione tra sessualità e potere?
5) Qual è la relazione tra la dimensione psicologico-emotiva del potere (sessuale e non) e una dimensione più fisica? Come si pongono le donne in questa relazione rispetto agli uomini? E rispetto alle altre donne?
6) La sessualità è un modo per auto-rappresentarsi? si tratta di un’auto-rappresentazione stabile? come agiscono i modelli all’interno di questa auto-rappresentazione?

SEMINARIO INTERNAZIONALE SULLA FEMINIST SCIENCE FICTION

Convegno del 18 marzo 2006
Teatro della Casa dello Studente | Sapienza, Università di Roma.

Dopo il primo assaggio del convegno cantabrigense del 2005, il Laboratorio ha promosso una giornata di studio dedicata interamente ad un soggetto letterario. Sino a quel momento, gli oggetti letterari erano complessivamente restati al margine delle attività del Laboratorio. La formazione di molte delle partecipanti è umanistico-letteraria e la nostra “dotta ignoranza” rispondeva al timore di vedere invaso lo spazio del Laboratorio dagli studi e dalla professione. Dopo qualche titubanza, ci siamo decise infine a rompere il silenzio scegliendo appositamente una produzione letteraria che, se alcune frequentavano assiduamente da lettrici, non rientrava però fra i nostri abituali oggetti di studio: la fantascienza femminista. Negli ultimi trent’anni e specie nel mondo anglossassone, il genere fantascientifico aveva fatto registrare prodotti di grande interesse per la sintesi di tradizione letteraria, culture underground ed esame critico dei fenomeni in atto nella società contemporanea. Sottogenere letterario relativamente nuovo, la Feminist Science Fiction (FSF) ci attirava tanto per l’impatto sull’immaginario femminile quanto per la capacità di far propri gli stimoli della rivoluzione culturale femminista. Questo progetto ha quindi trovato una preziosissima sostenistrice in Laura Salvini che, occupandosi già da tempo di FSF (con studi in particolare su Joanna Russ e Octavia E. Butler), ha collaborato alla concezione e messa in opera del “Seminario di Studi internazionali sulla Feminist Science Fiction”.

Gli atti del convegno sono editi nel volume Figurazioni del possibile. Sulla fantascienza femminista, a c. di Maria Serena Sapegno e Laura Salvini (Iacobelli, Roma 2008).

L’introduzione di Maria Serena Sapegno chiarisce come la fantascienza, proprio perché genere tradizionalmente “minore”, si sia prestata più agevolmente all’ingresso delle donne. Quest’ingresso, d’altronde, ha rivoluzionato dall’interno le coordinate della fantascienza classica, non solo e non tanto immettendovi protagoniste e tematiche femminili, ma perché ha riattualizzato due delle potenzialità principali del genere. Da un lato, la potenzialità critica, irrisoria dell’esistente e delle sue convenzioni; dall’altro, la potenzialità utopica, l’immaginazione liberatoria di un altrove che attui i desideri e che tuttavia è sempre in tensione dialettica con la proiezione dei peggiori incubi, in questa produzione polarizzati intorno alla cancellazione del corpo e allo scontro tra “il potere dello scienziato e il potere materno”.

Il saggio di Laura Salvini indaga le diverse definizioni offerte della FSF da parte dei critici e soprattutto delle autrici, proponendo di vederne le peculiarità nella libertà creativa, nella funzionalità didattica (dell’esperimento mentale del “what if?” più che immediatamente contenutistica), nel linguaggio dell’emozione con cui la forma narrativa permette l’accesso alla speculazione teorica.

Anna Scacchi firma un saggio monografico su Charlotte Perkins Gilman (1860-1935). Dalla lettura incrociata della produzione letteraria utopica di Gilman, alla quale questa autrice deve la sua notorietà, con le sue scritture autobiografiche, emerge nitido il ritratto di un programma politico proto-femminista che scelse la letteratura come strumento di trasformazione del reale.

A Federico Appel e ad Eleonora Carinci si devono due attraversamenti: la singolare vicenda di un concorso letterario promosso dalla rivista “Letture per la Gioventù” nel 1906 che rispondeva a chiare coordinate ideologiche antifemministe; e un’analisi distopica, come si conviene al genere, di Souls (1982) di Joanna Russ.

Cuore pulsante della pubblicazione, così come era stato nel corso del convegno, i tre saggi di Tatiana Crivelli, di Margaret Brose e di Charlotte Rossoffrono letture assai diverse dei due romanzi The Left Hand of Darkness (1969) di Ursula Le Guin e di The Handmaid’s Tale (1985) di Margareth Atwood. Dall’autointerrogazione di Crivelli sulle ragioni della sua estraneità a questo genere, generatore di angoscie; all’analisi letteraria e storico-politica di Brose; alla lettura post-moderna di Ross, la stratificazione e il dialogo degli sguardi rispecchia fedelmente le pratiche del Laboratorio.

Arricchiscono la raccolta, oltre a un ricordo di Octavia Estella Butler, scomparsa poche settimane prima del nostro convegno, a firma di Laura Salvini, due contributi di assidue frequentatrici, esperte e autrici di FSF: per parte anglosassone di Sarah LeFanu e per parte italiana, sotto forma di intervista, di Nicoletta Vallorani. Chiude il volume Liana Borghi con un quadro sintetico della storia della FSF dagli albori alle sfide contemporanee; chiude, in verità, per aprire con un explicit che vale ricordare: “Direi di cominciare continuando a leggere”.

Una recensione in inglese di questo volume, a firma di Valentina Polcini (University of Exeter), è apparsa sulla rivista specializzata “Science Fiction Studies” della DePauw University, vol. 36, parte 3 (novembre 2009), numero monografico su “Science.[…]